titolo: wonderfulWonderland.♠
autore: naccho
pairing: daisukexsora/stregattoxbianconiglio
rating: pg13/Nc17
trama: ambientato nel paese delle Meraviglie, con i personaggi dei TSNH. Il bianconiglio, senza uno scopo nella vita, un giorno si perde nel bosco, e incontra…
disclamer: i personaggi sono al 100% protetti da copyright. Daisuke e Sora sono copyright di naccholen, il bianconiglio, lo stregatto, il paese delle meraviglie e tutti i riferimenti alla favola sono copyright di Lewis Carroll e non ho intenzione di dichiararli miei. Ho usato due piccolissime citazioni da un’altra fic non mia.
wonderfulWonderland.♠
I will face any sort of winds
And even wander
For just one reason:
You .
Io sono il bianconiglio. Il mio nome è Sora.
Lavoro al palazzo di Cuori, nel Paese delle Meraviglie. Il mio compito è quello di araldo della Regina di Cuori, la proprietaria di tutti i non-sentieri del paese delle Meraviglie, sono io che apro i cortei annunciando la corte; inoltre ho sempre la tremenda paura di arrivare in ritardo.
La mia è una piccola tana alle porte del Paese delle Meraviglie, con un grande giardino.
Ogni giorno vado al castello con almeno tre ore di anticipo. Non sia mai arrivi in ritardo.
In realtà sono un tipo molto pauroso. Ho sempre le orecchie abbassate e difficlmente guardo qualcuno negli occhi.
Ho paura della regina, che mi tratta sempre male, e non ho mai avuto un amico. Vivo da solo e la mia unica compagnia è l’orologio che porto appeso ai pantaloni.
Ho sempre desiderato qualcuno al mio fianco. Qualcuno che mi capisse, qualcuno disposto a volermi bene… magari ad amarmi…
Ho continuato a guardare la mia vita passare in modo totalmente atono. Non riuscivo a trovare uno scopo, qualcosa che mi smuovesse. Mi sentivo un involucro vuoto con due occhi troppo grandi e delle orecchie enormi. Pensavo che la mia vita fosse continuamente servire e riverire la mia temuta Regina.
Finchè un giorno… un magico giorno… non mi persi nel bosco. Esatto, quello in cui ogni cartello indica una direzione diversa.
Era tutto buio, e mi sentivo perso, completamente solo. Allora mi resi conto che nessuno sarebbe venuto a cercarmi.
Le lacrime cominciarono a sgorgare dai miei occhi, e stringendo l’unica cosa che avevo cara, il mio orologio, cominciai a camminare senza meta.
“Sob… uh… uhh… sigh…” singhiozzava un tenero coniglietto, stringendo tra le mani un enorme orologio dorato attacato con una piccola catena ai suoi jeans. Neanche la radura dov’era arrivato, con finalmente la luce del sole, era riuscito a consolarlo.
Si lascò cadere con le ginocchia per terra, continuando a piangere e stringendo i pugni sulle guance, coprendosi gli occhi.
All’improvviso, un suono lo destò dal suo piagnucolare.
Non era il cinguettio degli uccelli, non era nemmeno il fruscio delle foglie mosse dal vento.
Era un rumore di fusa.
Delle fusa!
Alzò lo sguardo e cercò intorno, drizzando le lunghe orecchie, fino ad arrivare al suo obiettivo.
Si coprì la bocca con le mani.
Era lì, appolaiato su di un ramo, la coda lunga penzolante, le orecchie ritte che di tanto in tanto si muovevano, i capelli biondi, i vestiti strappati, il viso addormentato e sonnecchiante.
Sora rimase senza parole.
Non aveva mai visto essere più bello in tutto il Paese delle Meraviglie. Aveva un non so che di selvaggio, di diverso.
Il modo in cui il suo capo era leggermente inclinato verso la spalla lo faceva sembrare quasi un cucciolo indifeso, ma l’adultezza dei suoi tratti si riconosceva. No. Di certo non era un cucciolo.
Ma non era nemmeno un adulto.
L’unica cosa che Sora sapeva era che quel gatto era l’unico essere che potesse aiutarlo in quel momento.
Si fece coraggio e si asciugò le guance arrossate.
“Mi scusi…” mormorò, ma non ottenne nulla se non un leggero movimento delle orecchie del gatto dormiente.
“Mi scusi!” esclamò, un paio di volte, ma il ragazzo-gatto non sembrava intenzionato a svegliarsi.
Sora si spazientì e gonfiò le guance offeso. C’era un unica soluzione.
Andare là e tirargli quelle maledette orecchie.
Si lanziò sul tronco aggrappandosi come uno scoiattolo, con scarsi risultati.
Scivolò un bel paio di volte e arrancò parecchio, prima di raggiungere l’agognato ramo dove riposava il suo salvatore.
Stava per afferrare la ramificazione, quando cominciò a sdrucciolare di nuovo sul tronco.
No. Non dopo tutta la fatica che aveva fatto!
Mentre cercava di mantenersi con tutte le forze, notò la coda a penzoloni del gatto e non ci pensò due volte a lanciarglisi contro, come fosse un appiglio.
Non appena l’afferò, sentì un miagolio soffocato e assordante, prima di ritrovarsi per terra schiacciato proprio dal gatto.
Sora si mise in ginocchio e rivolse i suoi occhioni sbrillucicanti verso il gatto riverso per terra con un’espressione sofferente.
“Meno male! Scusa se ti disturbo, ma ho bisogno del tuo aiuto!” ma il ragazzo sembrava non ascoltarlo.
“Mi… mi hai sentito?” chiese Sora, preoccupato per la faccia del gatto. Era deformata dal dolore.
Il biondo alzò una mano, uscendo gli artigli e graffiando il braccio in cui Sora teneva ancora stretta la coda del malcapitato.
Immediato fu l’urlo e il conseguente fiume di lacrime del piccolo bianconiglio.
“Tu…” ringhiò il gatto, scuro in volto “Cosa credi di fare?!” sbraitò.
Sora, spaventato, si coprì il viso con le orecchie. “I…io…” biascicò, tremando.
Lo Stregatto lo osservò ringhiando, accarezzandosi la povera coda.
“M-mi dispiace, mi dispiace…” singhiozzò. “M-mi sono perso… non so come tornare a casa…”
Lo stregatto sbuffò osservandolo scocciato. “E cosa vuoi da me?”
“Vol… volevo chiederti… se… se puoi aiutarmi…”
Il gatto alzò un sopracciglio. “Certo… come no. Hai trovato l’agenzia viaggi? Và a chiedere al cappellaio matto”
“Ma non so dove sia! Come ci si arriva?”
“Oh santi dei!” sbuffò lo stregatto “Ma che cavolo vuoi da me, dannato coniglio?!” gli sbraitò contro, e il rgazzino ricominciò a piangere come una fontana.
Il gatto, dopo qualche secondo in cui era rimasto interdetto dalla crisi di pianto del coniglio, decise che probabilmente era stato troppo duro con quello che gli sembrava un cucciolo troppo cresciuto.
Mosse le orecchie e sbuffò. “Ok. Smettila. Hai rotto.”
Sora alzò lo sguardo e lo fissò con i suoi grandi occhioni azzurri, bagnati dalle lacrime.
“Per favore, signor gatto, mi aiuti…” mormorò, con le guance arrossate.
Lo stregatto, suo malgrado, dovette obbedire a quegli occhioni umidi e cominciò a leccarsi il dorso della mano.
“Da dove vieni?” chiese, occupato a controllare che nella sua coda non ci fossero danni permanenti.
“Da… dalla mia tana…”
Il gatto lo guardò per capire se stesse scherzando.
Ma il congilietto non sembrava avere l’aria di uno che stava scherzando.
“… e dov’è la tua tana…?” chiese ancora, imponendosi calma e controllo.
“All’inizio del Paese delle Meraviglie…”
Il gatto sospirò. Le porte del Paese delle Meraviglie erano lontane giorni e giorni di cammino dal suo albero.
“Gaurda che è troppo lontano. Come cavolo hai fatto ad arrivare fin qua?”
“S-stavo andando al palazzo… ma non guardavo la strada…”
Lo stregatto lo fissò senza parole.
Quanto cavolo ha caminato questo stupido di un coniglio…?
“Beh, il castello della Regina di Cuori è in quella direzione, in quattro giorni di cammino ci sei”
Sora alzò la testa e lo guardò.
Oh no. Ora piange di nuovo. pensò il gatto.
“NOO!” infatti. “Se vado da solo la regina mi taglierà la testa!”
Evviva. Sarebbe l’ora.
“Accompagnami!”
“Co… tu sei PAZZO!” sbottò il gatto.
“Ti pregoooo” piagnucolò il coniglio attacandosi al suo braccio con fare indifeso.
“Che palle!” esclamò lo stregatto “Ma perchè, chi me lo fa fare…” mormorò, alzandosi e muovendo la coda.
Constatato che fosse ancora perfettamente funzionante, fece alzare in piedi il bianconiglio e lo tirò per un braccio.
“Lo faccio solamente perchè mi annoio. Appena mi dai noio io giro i tacchi e torno indietro.”
Gli occhi del bianconiglio si illuminarono e annuì, felicissimo.
Lo stregatto cominciò a camminare e Sora lo inseguì, prendendolo per mano.
“Signor gatto, io sono il bianconiglio Sora, tu come ti chiami?”
Daisuke sbuffò, ma non allontanò la mano del conglietto dalla sua.
“Sono lo stregatto. Mi chiamo Daisuke”
Quei quattro giorni furono i più belli della mia vita.
Per quanto lo stregatto fosse freddo e scostante, non mi abbandonò mai, era sempre lì quando avevo bisogno, e la notte non si arrabiava se nel sonno lo abbracciavo.
Una volta riuscì anche a vedere l’ombra di un suo sorriso. Era stupendo.
E senza rendermene conto mi innamorai dello stregatto Daisuke.
“Non avrai intenzione di fermarti proprio ora?!” esclamò lo stregatto, appallotolandosi per terra. “Manca pochissimo al palazzo!”
“Ma è tardi!” piagnucolò il bianconiglio. “E se non dormiamo non ce la faremo mai…” mormorò abbassando lo sguardo.
Lo stregatto sbuffò cominciando a leccarsi il dorso della zampa come suo solito.
Sora lo fissò incantato. Era così sensuale quando muoveva la lingua sulla mano…
Arrossì di botto, voltandosi dall’altra parte. Ormai non poteva più ignorare il tremolio alle gambe, il batticuore e il calore che lo invadevano da ormai tre giorni da quando viaggiava con lo stregatto.
“C’è una fonte!” all’improvviso gli brillarono gli occhi. “Io mi lavo!”
Daisuke rabbrividì solo al pensiero dell’acqua e si accovacciò a debita distanza dal piccolo laghetto.
Sora aveva già lanciato via metà dei suoi vestiti, ma si bloccò all’improvviso arrivato ai jeans.
Si voltò verso Daisuke che si stava controllando le unghie facendo oscillare sensualmente la sua lunga coda…
Sora si risvegliò dal mondo delle favole quando si accorse della bava che colava dalla sua bocca e si nascose dietro un cespuglio per finire di spogliarsi.
Successivamente si buttò nel laghetto, mentre Daisuke alzava gli occhi per controllarlo.
“Fuaah! Che bello!” esclamò il coniglio, lavandosi il viso e cominciando a sguazzare contento.
Dopo un po’, quando si sentì pulito, alzò lo sguardo verso il suo stregatto e notò che lo stava osservando.
Appena incrociò il suo sguardo, Daisuke alzò le sopracciglia, come se fosse stato sorpreso a fare qualcosa che non avrebbe dovuto fare.
“Hai finito?” mormorò il gatto muovendo le orecchie e sistemandosi meglio sull’erba.
Sora annuì uscendo noncurante dal laghetto.
Vide le guance dello stregatto diventare stranamente leggermente più rosee.
Che diavolo gli prende–…
…
Raccolse con uno scatto degno di un centometrista i suoi vestiti e si andò a rivestire dietro il caro cespuglio.
Che IDIOTA! Daisuke l’aveva visto completamente nudo!
Che imbarazzo!
Non poteva più vivere dopo questo!
Dopo un bel paio di minuti Sora decise di uscire da dietro al cespuglio, avviandosi verso il gatto con lo sguardo basso.
Daisuke alzò un sopracciglio e lo osservò mentre si sedeva accanto a lui.
Sora non spiccicò parola.
“Sora, sei bagnato. ALLONTANATI!” sbottò il gatto indietreggiando.
Il congilietto gli rivolse uno sguardo tra l’affranto e il disperato, e Daisuke non se la sentì di allontanarsi.
Sospirò e si avvicinò al suo collo, leccando via l’acqua.
Dire che Sora era diventato una caldaia a pressione in quell’istante è un eufemismo.
L’aria era stata aspirata via dai suoi polmoni, il cuore martellava come impazzito nel petto, le gambe tremavano.
La lingua di Daisuke scivolava calda e bagnata nell’incavo tra il collo e la spalla, e Sora si sentiva rabbrividire ad ogni passaggio.
“… ah…” gli sfuggì dalle labbra, e a quel gemito arrossì di nuovo.
Perchè la sua voce aveva assunto quel tono così strano?!
Daisuke si allontanò con la lingua ancora tra le labbra e lo osservò con quei suoi penetranti occhi dorati.
“Ti dà fastidio la mia lingua?”
Oh no… no che non mi dà fastidio… mugolò il coniglio nei suoi pensieri, ma si limitò a negare con la testa.
“E’… è la prima volta che qualcuno mi lecca…” mormorò, con le guance più che rosse.
Lo stregatto aggrottò le sopracciglia in leggero imbarazzo. Si limitò a grugnire qualcosa e si stese.
“Dormiamo.” sbottò, lanciando addosso a Sora la coperta che avevano rubato alla lepre Marzolina.
Sora lo fssò supplicante, ma Daisuke era di spalle.
Si accoccolò alla sua schiena e coprì entrambi, dandogli la buona notte.
Daisuke rispose con un non meglio precisato mugolio.
Dopo un paio di minuti, giusto quando lo stregatto stava prendendo sonno, sentì che Sora gli tirava leggermente la maglia strappata.
“Daisuke…”
“Mhh…?” biascicò lui, mezzo addormentato.
“Stai dormendo?”
“Nei miei sogni”
“… quindi stai dormendo?” domandò ancora, innocente.
“NO.”
Sora rispose con un piccolo mugolio. “Posso farti una domanda?”
Daisuke gemette. Aveva idea di quello che veniva in mente a Sora ogni volta che lo faceva?
Probabilmente no.
Il gatto si girò verso di lui e presto se lo trovò premuto al suo petto.
Sora arrossì ma non disdegnò di poggiare guancia e mani al torace del gatto.
“Spara, e poi, ti prego, dormi” disse esasperato il ragazzo.
“Hai gli incubi?”
Daisuke sbattè gli occhi.
“Che domanda è?”
Sora abbassò gli occhi, arrossendo.
“Sora…” sospirò lui facendo un dolce sorriso. Sora rimase folgorato, attendendo il resto della frase.
“Dormi.” lo ammonì tornando serio e chiudendo gli occhi.
Sora gonfiò le guance e sbuffò, osservandolo.
Uffa. Perchè doveva apparire così dolce mentre dormiva? Il coniglietto continuò ad osservarlo come un idiota.
“Sora?”
“Mh?” mormorò il bianconiglio, arrossendo.
“Non fissarmi mentre cerco di dormire.”
Sora lo guardò triste e si attaccò per l’ennesima volta al suo braccio.
“Che vuoi, Sora?!”
Oh, non hai nemmeno idea di quello che voglio da te…
Lui si lamentò e si girò dall’altra parte. Cattivo… oh no, cattiva coperta. Cattivo, cattivo Sora!
Non guardargli il didietro… carino. Smettila! Cattivo Sora!
Sora aveva le mani a corpirgli la bocca e le orecchie che si muovevano in continuazione, segno che era nervosissimo.
“Sora… hai rotto. Vuoi dormire?” sbuffò Daisuke osservandolo con la coda dell’occhio.
“Ho paura di fare gli incubi…”
Daisuke sospirò. “E allora cosa dobbiamo fare? Rimanere svegli tutta la notte?”
Sora indugiò un po’, torturandosi le orecchie con le mani, prima di dargli la risposta.
“Vorrei che tu… vorrei che tu mi abbracciassi mentre dormo…”
Daisuke alzò le sopracciglia, di nuovo in imbarazzo.
“Ti prego…” mormorò Sora, e il gatto sospirò.
Non era arrabbiato, ma nemmeno una Pasqua.
Allargò le braccia e lo avvolse, stringendolo a se.
“Ora, ti prego…” mormorò esasperato “Dormi.”
Sora lo strinse e annuì, anche se sentiva teso come una corda di violino, cullato nel calore del suo stregatto si addormentò quasi subito.
La mattina dopo riprendemmo la strada, mano nella mano, finchè non arrivammo al castello.
Lo fissai a lungo prima di lasciarmelo alle spalle.
Era bellissimo. I suoi capelli brillavano al sole, le sue gote erano un po’ rosse e la mano che avevo stretto era lì, che aspettava solo di essere di nuovo tra le mie mani.
Non potevo, non volevo lasciarlo così.
Io lo amavo.
Lo sapevo. Io lo amavo tantissimo.
Mi avvicinai a lui, mi torturai un’orecchio con le mani e diventai tutto rosso, ma glielo dissi.
“Io ti amo”
Sora si aggiustò i capelli e sospirò guardando la sua tana e deprimendosi.
Da quel giorno non aveva più visto lo stregatto, nonostante… nonostante quello che era successo.
Nonostante quello che si erano promessi.
Scivolò fuori dalla tana, facendo capolino solo con la testa. Il sole gli baciò il visetto ancora un po’ addormentato, e mentre Sora ne assaporava il calore, un ombra lo coprì.
Immediatamente il coniglio pensò alle nuvole, ma quando aprì gli occhi vide una coda svolazzare e delle orecchie da gatto muoversi.
I suoi occhi si illuminarono all’istante e si gettò al collo del suo stregatto.
“Daisuke!” esclamò, con le lacrime agli occhi. “Sei venuto!”
Lo stregatto ricambiò l’abbraccio e lo fissò con il suo solito sguardo un po’ truce.
Non era colpa sua, era proprio così, lo stregatto… non sorrideva spesso; ma a Sora piaceva così com’era.
“Già…” mormorò, tentando di sorridergli, e Sora morì di felicità. Era la prima volta che gli dedicava un sorriso, per quanto fosse piccolo.
“V-vuoi entrare…?” mormorò, indicandogli la tana.
Lo stregatto annuì seguendo il coniglietto dentro la piccola ma accogliente tana.
“N-non ècome il tuo albero, ma–” non potè finire la frase perchè lo stregatto gli si avventò addosso, buttandolo sul letto e baciandolo.
“Mhh!” mormorò Sora, rossissimo, stringendosi al suo adorato stregatto. Si rilassò e stette al gioco subito, gli mancava troppo l’odore e il calore del suo Daisuke per poter perdersi in quisquilie (*muore).
In men che non si dica, i vestiti erano sparsi per terra e la coda di Daisuke volteggiava intorno al bacino del coniglietto.
“Ahh… Dai… Daisuke… uh…” gemette il coniglio all’ennesima spinta, aprendo le gambe ed alzando il bacino per annullare la distanza che c’era tra loro.
Daisuke gli baciò una spalla, con una mano ad afferrare decisa il sedere del bianconiglio. Sora alzò le braccia e le attorcigliò al collo dello stregatto, godendo delle sue spinte, e baciandolo ovunque poteva, accarezzandogli i capelli con foga.
Daisuke passò le mani dietro alla sua schiena, spingendo e baciandolo sulle labbra, finchè non vennero entrambi con un gemito lungo e roco.
Il bianconiglio si abbandonò sfinito sul cuscino, trascinando Daisuke sopra di se.
“Uhh…” mormorò “Che bello…” concluse, estatico.
Daisuke poggiò la guancia sul cuscino, chiudendo gli occhi e sorridendo.
Gli occhi di Sora si illuminarono. Era un sorriso. Un vero, bellissimo sorriso.
Tutto, tutto per lui.
Per lui e per nessun altro.
Oddio che diabete -w- FINE OAO di cavolo xD
4 Commenti
nyaah♥ troppo dolce ;w; [e lo yaoi non manca mai♥]
Sora è dolcissimo♥♥ e Daisuke assume spessore sopratutto nella parte finale♥ ù_ù Fantastici i metodi del bianconiglio per farsi coccolare dallo stregatto♥♥ X° TçT ohh~~ che bella fic♥ mi piace♥ mi piace♥
sopratutto le ultime 3 righe.
Daisuke poggiò la guancia sul cuscino, chiudendo gli occhi e sorridendo.
Gli occhi di Sora si illuminarono. Era un sorriso. Un vero, bellissimo sorriso.
Tutto, tutto per lui.
Per lui e per nessun altro.
qui sono morta♥♥♥ kyahh~ >w<♥
non vedo l’ora di leggere altre tue fic ♥.♥
XDDD pensavo di aver fatto sora troppo scemo XD”
nuoH♥ (anche perché Sora è scemo già di suo *coff coff)
çAç diabeteeee! XD scherzo, la storia è bella *sisi* Daisuke è perverso e Sora è una macchina dell’eccitazione XD ma che vogliamo farci? *O* voglio scoparmi panco pinco! *rapisce Shige