titolo: doushite kimi wo suki ni natte shimattandarou?
autore: iloveicecream@momo
pairing: daisukexsora, ryosukexryunosuke (solo per ora)
rating: PG
trama: sono tornata *_*; vi sono mancata? no. comunque era da un po’ che volevo fare una AU-OOC scolastica e devo dire che probabilmente una volta arrivata al 5° capitolo mi fermerò a scrivere, che non avrò la più pallida idea di come finirà e di quanti capitoli sarà. beh, divertitevi. sora è un cafone nato: daisuke è troppo calmo e diligente. che la guerra ai crostacei abbia inizio!
+3300 parole
どうして君を好きになってしまったんだろう?
~ Doushite kimi wo suki ni natte shimattandarou? ~
Prologo
Sbatto gli occhi e con un colpo secco abbasso il finestrino del camioncino che corre ad una discreta velocità; Il mio viso è inondato da una brezza primaverile piacevole e sento un’aria nuova, diversa da quella a cui sono stato abituato per ben 7 anni; Le mie pupille scorrono insieme alle case che si muovono, formando uno slide abbastanza monotono.
Sono Hokuto Sora, ho diciotto anni -e tre mesi- e vivo a Tokyo, anzi, vivevo fino a ieri in quella grande metropoli; Da oggi abito a Yamazawa, un paesino situato nella culonia Giapponese a circa 82 minuti dalla mia casa precedente, un appartamento situato ad Akibahara al 4° piano.
« Ragazzo, siamo quasi arrivati… » Mi riferisce l’autista (abbastanza giovane, sarà un garzone) togliendosi la sigaretta dalla bocca e soffiando via il fumo dalla bocca.
Annuisco e torno a fissare fuori dal finestrino: questa volta il mio sguardo si concentra sulle nuvole. Che belle.
Rimango un attimo stizzito e mi volto arrabbiato. « EHI STRONZO CHI TI HA DATO IL PERMESSO DI PIGLIARMI LE SIGARETTE? » Gli prendo la sigaretta, la spengo sul metallo del furgoncino e me la intasco sul petto del mio giubbotto di jeans.
« Moccioso, ma chi ti ha venduto quelle sigarette? » Mormora l’autista sorridendo e sterzando appena in tempo prima di prendere sotto una povera vecchietta con un cane.
« Cazzi tua? » Sbuffo, mostrandogli il medio e guardando annoiato il paesaggio.
Che rottura di scatole, questa città sembra così pallosa.
Fanculo.
/Prologo
1st.
Mi gratto il naso e porgo un inchino alla mia adorata zia materna -secondo mia madre ho preso tutto da lei-, che ha deciso di sposarsi uno sfigato trasferendosi in questo culonia-paesino, che a detta sua, si vive molto meglio.
Forse non è così simile a me.
Prendo due cartoni con un braccio, uno lo metto in testa e tengo una busta di patatine con i denti, mentre i pantaloni bisognosi di una cinta calano, strisciando per terra.
« Permeessoo » Borbotto stringendo le patatine tra i denti e facendomi spazio in casa senza togliermi le scarpe.
Ad accogliermi c’è mio cugino di ventisei anni, si chiama Tatsuki: È alto quanto un palo della luce, ricordo che quand’ero piccolo lui sbatteva sempre la testa alla porta della veranda.
« Soraa! Da quanto non ci vediamo? Sei diventato un bell’uomo! » Si avvicina a me e mi scompiglia i capelli, ridacchiando e prendendo un cartone.
Lo guardo un po’ annoiato e gli lancio un’occhiata del tipo “ma-che-ci-stai-a-provà?”
Mi fa strada in quella casetta stile occidentale, ma non tanto: è molto carina. Da piccolo venivo spesso qui a giocare, ma non tante volte.
Da piccolo…
Sbatto i cartoni per terra, sputo le patatine facendole fare un volo che raggiunge il cuscino e mi butto sul materasso a pancia in giù, mentre Tatsuki poggia delicatamente il cartone sul comodino e fugge a prendere le lenzuola per il mio letto.
« Ma che… » Alzo lo sguardo e vedo accanto al mio letto un altro letto con un altro ragazzo stravaccato sopra.
Ha gli occhi all’insù, i capelli corti e neri, due orecchini all’orecchio sinistro (o destro?) ed un altro orecchino all’altro orecchio… O era sinistra?
MA CHI SE NE FREGA DEGLI ORECCHINI.
È un bel ragazzo, talmente bello che potrebbe fare il modello.
Ha un’aria quieta e tranquilla, sembra un extraterrestre! Come fa una persona ad essere così cool? Scommetto che ha perfino dei pretendenti maschi…
…
Ma che discorsi sto pensando?
« E tu chi sei? » Chiedo seccamente guardandolo ed alzando un sopracciglio sorpreso.
« Chi sei tu. » Mi risponde con lo stesso tono, ma un po’ infastidito.
« Che t’importa tanto? » Chiudo gli occhi e mi distendo a pancia in su sul mio nuovo letto, ammirando il soffitto.
La sua presenza m’infastidisce un po’, però c’è un non-so-che che m’incuriosisce in lui.
« Dio mio, hai mangiato acido stamattina? Comunque se vivrai qui, a quanto vedo da quei cartoni, penso proprio che faremo meglio a parlare come due persone civili per raggiungere un’ottima confidenza poiché condivideremo questa camera per un bel po’. Non mi piace convivere con una persona che non riesco a sopportare, anzi non ci riesco per niente… Quindi mettiamoci una pietra sopra, ok? »
CHE?
« Ma ti sei mangiato un libro di psicologia a colazione?! » Lo guardo scocciato e sconvolto, mentre lui aggrotta le sopracciglia e fa una smorfia.
« Che palle. » Si volta dall’altra parte del letto, facendo qualcosa che non riesco a vedere. Scosto un po’ la testa, ma non riesco ancora a vedere.
Alzo la testa e continuo a vedere solo i suoi capelli.
Sbotto e mi alzo in piedi, mettendomi sul suo letto e poggiando le mani alla sua spalla.
« Cos’è che guardi? » Accartoccio le labbra, finalmente vedendo quello che faceva…
…
« UN DS! STRAFIGO! » Urlo alzandomi in piedi e guardando il DS con occhi adoranti: quant’è bello! Solo che la megera* non me l’ha mai permesso di comprarmelo! (*la counselor)
« Ti piacciono i videogiochi? » Chiede sorpreso e guardandomi anche con un po’ di speranza negli occhi per un dialogo pacifico tra di noi.
Annuisco sorridendo e comincio ad attaccare bottone su vari videogiochi con tutto l’entusiasmo che ho in corpo.
Solo dopo una ventina di minuti mi accorgo di aver assunto una faccia da poppante e checca allo stesso tempo; Mi mordo le labbra e cambio direzione dello sguardo.
« Perché ti sei fermato? Era interessante. » Mormora, sorridendo e giocherellando con lo sportello del suo DS nero.
« Di sicuro ti sarò sembrato un idiota… » Bofonchio riempiendo le guance d’aria, notando che mi stavo imbarazzando… ma perché glielo sto dicendo?
Mi alzo e mi butto sul letto, provando a soffocarmi con il cuscino. Sento il letto scricchiolare; Incuriosito volto lo sguardo e vedo il moretto seduto sul mio letto che mi sorride e mi porge una mano.
Vuole stringermi la mano? Che simpatico… forse sto cambiando un po’ idea su di lui.
« Se non parlo, osservo. Dammi quelle sigarette se non vuoi vedertela brutta con Ame*. » (*la zia di Sora)
La mia espressione cambia.
LO ODIO.
Mio cugino torna con le lenzuola pulite e le poggia sul materasso vicino ai miei piedi, mentre io addento le patatine e sfoglio un manga.
Notando la scena cruenta, se la dà a gambe senza proferire parola.
Dopo due anni passati a rileggermi quel cavolo di manga, mi addormento annoiato e con la voglia di fumarmi una sigaretta.
Ora di cena: esco dal letto strisciando sentendo un buon odore di CIBO – mia zia è una maga ai fornelli -, perché ho una fame incredibile.
Scendo le scale rotolando e mi ritrovo disteso a pancia in su sul pavimento di legno freddo; ho dato una cozzata al pavimento, che male.
« ZIA! CIBO! PLEASE! » Striscio verso di lei e mi appendo alla sua gonna, facendo gli occhi da cucciolo indifeso – la mia specialità -.
Lei mi sorride e mi accarezza la testa come se fossi un animale – ora le mordo una mano -. « So-chan, calma… Puoi apparecchiare la tavola, intanto. »
« Ehh? Che rottura… » Mormoro prendendo quasi 200 ciotole e dirigendomi fuori dalla cucina; Il mio sguardo rimane pietrificato alla vista del moro-antifumo-magnatoredilibri che sta poggiando le bacchette sul tavolo.
Respiro profondamente e mi avvicino a lui tranquillo, posando le ciotole dove capita.
« Ma sei stupido? Non vedi dove metti le cose? » Sento la sua voce provenire dietro di me, con il suo respiro rovente sul mio povero collo. QUANDO SI È MOSSO?
Lo fisso con gli occhi spalancati, mentre con il suo mento sfiora la mia spalla; ma tutti ci provano in questa casa? Non saranno tutti gay, vero? Per carità!
Tatsuki arriva e il moro-antifumo-magnatoredilibri si allontana da me: Tiro un sospiro di sollievo e poi mi copro la bocca.
Perché cazzo ho sospirato?
Ah sì, perché lo odio.
Guardo interdetto il moro-etc che confabula tranquillamente con Tatsu e poso le ultime ciotole sul tavolo.
A cazzo ovviamente.
Siamo tutti a tavola: questa volta ci siamo Io, il moro antipatico, Tatsu, la zia, lo zio, Hikari e Fuyuka.
« So-chan! Da quanto tempo non ti vedevo! Sei diventato proprio grande! » Esclama Hikari al settimo cielo, mentre ingurgita un altro gamberetto. Lei è mia cugina maggiore… possiamo dire che è la secondogenita. Si chiama Hikari ed è abbastanza carina, è più grande di me di circa due anni e da piccoli giocavamo sempre.
« Sushi. » Fuyuka prende una fettina di tonno crudo e se la ficca in bocca ignorando la sorella maggiore. Fuyuka invece è l’ultima arrivata. Ha solo otto anni, ma ha dei comportamenti tranquilli e diretti: non ha peli sulla lingua, infatti. Io faccio lo stesso e mia zia ci da un colpo di bacchette alle nostre mani. -CHE MALE!-
« Mangiate con il riso e le bacchette, vastasi! » Brontola la zia, mettendo una palla di riso nella ciotola del moro, che ha tra le mani. -la ciotola, mica lui-
Da quando sono tornate quelle due, Hika si è appolipata al braccio dell’antipatico; Un po’ mi dispiace per lui ma sono anche contento.
Speriamo che la zia mi sganci qualche spicciolo! Non fumerò a casa ma almeno fuori sì!
« Sora, da domani andrai a scuola… Ti hanno già dato la divisa, no? » Mi ricorda lo zio, bevendo tranquillamente la sua zuppa.
Io annuisco e comincio a disintegrare quella povera palla di riso rimasta nella mia ciotola: non m’ispira molto, avevo più voglia di ingurgitare un’altra fettina di tonno.
Il tipo moro mi guarda sorpreso. « Cosa? Vai ancora a scuola? » Il suo sguardo è serio e sorpreso; Infilzo la bacchetta nel riso, uccidendo quella povera palla e mi volto verso di lui.
« Ma che vuoi? Per caso vuoi farmi un altro dei tuoi discorsi psicologici? » Lo guardo annoiato e dondolando la testa verso di lui.
« Piantala, Sora… Daisuke non stava facendo niente di sbagliato, mica ti conosce. » Fuyuka mi zittisce, bevendo il suo tè e ringraziando per la cena.
Rimango stizzito e non dico una parola: attaccare bottone e creare casini in famiglia non sono nelle mie priorità.
Appena finito, poso le bacchette e mi alzo dalla mia sedia. « Grazie per la cena, vado a farmi un giro. » Mormoro incazzato prendendo la giacca mentre tutta la famiglia mi guarda sorpresa, tranne l’antipatico che si alza anche lui.
Ora che ci penso ha detto il suo nome… Taisuke? … CROSTACEO*! (la particella che compone il “suke” può essere intesa anche come crostaceo: dipende con che kanji è formato)
Credo di essermi piegato a metà per le risate e quando sono soddisfatto smetto di ridere ma sento il moccio scendere. Che palle.
Mi tiro su il naso. Sono seduto lungo un fiume: C’è una distesa di erba abbastanza grande e non c’è un’anima viva.
L’aria era umida e troppo pulita, l’erba era un po’ bagnata, ma mi sono seduto lo stesso; Non c’è molta luce, se non quella di un lampione lontano 200 m.
Sento il rumore di passi: oddio! Mica sarà un maniaco? O un barbone…?
Tiro su di nuovo il naso e vedo una torcia puntata contro di me e poi la faccia di Taisuke che mi guarda esausto.
Ma…?
« Ti ho trovato, per fortuna… » Mormora sedendosi accanto a me e distendendosi sull’erba.
Io lo guardo sorpreso, strofinandomi gli occhi. « Mica sono fuggito, sono andato a fare una passeggiata. »
Si volta verso di me e mi guarda serio, o almeno è quello che intravedo nella penombra.
In fondo è tutta colpa sua! Mi da fastidio! Mi fa sentire irrequieto! Lo odio!
« Scusa… »
« Sì certo… … Cosa?! » Mi volto sorpreso e noto il suo sguardo dispiaciuto guardare verso il fiume; Forse sono un po’ arrossito, sono sorpreso da questo suo comportamento improvviso.
« Sono stato abbastanza rude nei tuoi confronti, fin da stamattina… So che cambiare casa è dura, quindi… Mi dispiace. » Si volta verso di me e mi guarda con uno sguardo tenerissimo.
« NO! No, aspetta… Scusami tu… Sono stato rompipalle fin dall’inizio… Quindi.. Scusa. » Abbasso lo sguardo sentendomi un idiota.
Mi ero comportato come un moccioso, tra me e Fuyuka non c’era poi così tanta differenza, dopotutto.
Sento la sua mano calda scompigliarmi i capelli e poi una sua risatina. « Scemotto. »
Il calore mi sale alle guance e mi volto improvvisamente, che stupido sono! Perché sto facendo tutto questo?!
« Io mi chiamo Daisuke Higashi… » Mi sorride prendendomi la mano e scuoterla.
Guardo la mano, fisso i suoi occhi e poi sorrido. « Io mi chiamo Sora… Sora Hokuto. »
Dopo un po’ ci alziamo e percorriamo la strada di casa, io non la so quindi rimango dietro di lui; Forse non è poi così ostile…
« Me le ridai le sigarette ora? »
« Scordatelo. »
…
Fanculo Grande Crostaceo.
« So-chan, buongiorno » Esclama la zia buttando Sora giù dal letto; quello che vedo per terra è il mio coinquilino, Hokuto Sora. È il figlio della sorella di Ame, la signora che mi ha affittato la camera.
Grazie a lui, in realtà, pago a metà l’affitto della stanza. Così è conveniente!
« N… Noo… » Mormora come un bambino, stringendosi alla coperta e portandosi con sé il cuscino.
« So-chan, oggi hai scuola… » Ame prende le coperte e gli fa un triplo Axel; finisce nuovamente sul pavimento.
« Porcocane, zia! Puoi essere meno scassaballe? » Striscia lentamente fuori dalla stanza, mentre Ame corre al piano di sotto: volta lo sguardo e mi fissa negli occhi.
« Buongiorno… » Mormora subito dopo uno sbadiglio molto rumoroso.
« ‘ngiorno… » Sorrido e mi volto nel mio letto, rimanendo un po’ a sonnecchiare felice di frequentare l’università.
Incontro il grande crostaceo mentre sto infilando le scarpe a caso: È molto disordinato ed il suo pigiama è una canotta e dei pantaloncini.
Ma quanti cazzo di muscoli ha quell’essere? Che braccia fighe! Non solo ha un bel viso, ha pure un bel corpo.
Però ha dei difetti:
Ha un carattere di merda
Ha un nome di merda (anzi, di crostaceo)
« Io vado eh… » Urlo sbattendo per terra i piedi con le scarpe slacciate e prendendo la cartella.
« Studia a scuola… E non parlare volgare. » Predica come se fosse mia madre, che palle.
« Guarda che non sei nessuno per dirmi queste cose e so cosa fare e no… » Sbuffo alzandomi e grattandomi in testa; Ma quanto ci mette la zia a farmi un panino?
« So-chan! Il pranzo~! » Mormora la zia lanciandomi una sacca nera contro: prima di uccidermi, prendo la sacca e guardo il contenuto.
« Ma zia… Andava bene anche un panino. » La guardo sospirando per poi dirigermi fuori. « Ci vediamo alle diciotto… »
La zia mi saluta e l’antipatico mi sorride, facendo segno di una sigaretta: Arrabbiato sbatto la porta e corro alla fermata dell’autobus.
« Allora… Hokuto-kun! Che club scegli? Il club di calcio è il più frequentato qui! » Esclama un bimbetto con la faccia da donna: Il suo nome è Yamata Ryosuke. -Sto fatto dei crostacei mi perseguita eh.-
È un bravo bambino, pacato e cool: È il nostro rappresentante di classe del 3° anno ed ha solo 16 anni! Ha avuto quest’agevolazione grazie al suo cervello attivo ed alla sua capacità di apprendimento notevole. Non per questo è il miglior studente della classe! Ha un viso tutto tondo, due occhi castani e un taglio di capelli sfilettato, di lunghezza quasi lunga.
E non ha nemmeno un brufolo.
Sto bastardo.
Comunque sembra così adulto che non mi pare nemmeno di parlare un ragazzino: Anzi, forse è più adulto di me!
« Mah, uno vale l’altro » Rispondo affranto, distendendomi sul banco: troppo stress scolastico per evitare parolacce e diti medi contro i professori rompipalle.
« Sei sicuro? » Mi domanda con un tono leggermente preoccupato. « Sembri turbato, cos’hai? Se posso aiutarti… »
Lo guardo scocciato e poi sospiro. « Naaa… Non è nulla, solo un crostaceo. »
« Oh? Non ti piacciono i crostacei? » Mi chiede con sguardo serio.
« No, al contrario mi piacciono molto… (in giapponese sarebbe un gioco di parole fantastico x°D) Ma questo è un grande crostaceo, che mi rompe le palle ogni santo giorno… »
« Avete un crostaceo a casa?! Che tipo è? » Esclama con occhi brillanti e guardandomi sorpreso e felice: È un poppante dopotutto. (ma se ha quasi 2 anni in meno di te!)
« Umanoide. » Alzo lo sguardo, ammirando il neon della classe, mentre Ryosuke mi guarda confuso.
Però dietro la parola club di calcio negli occhi di Ryosuke avevo visto brillare qualcosa…
Come se fosse felice della mia scelta.
Ho perso di mia spontanea volontà l’ultimo autobus per casa; non avevo voglia di tornare così presto. Come se non bastasse al ritorno, ho incontrato il coordinatore di classe che mi ha ordinato di tingermi i capelli del mio colore naturale…
Ma in realtà è questo il mio colore naturale! Biondo Scuro!
Mi ci sono abituato per tutto questo tempo!
Però cambiarmi colore di capelli potrebbe essere figo, potrei farci un pensierino.
Chissà.
Ma se lo faccio, non è che la zia Ame mi manda fuori di casa a calci?!
« Ma? Sui tuoi libri di testo non c’è nemmeno il tuo nome! Sei un pirla! » Esclamo guardando il libro che ho tra le mani: È il libro di letteratura Inglese. Tutto è segnato a matita ed in una maniera perfetta ed ordinata! Che bella grafia che ha! Sembra così occidentale…
Questo bastardo.
Oggi è in versione occhialuta, che strano… Sembra così secchione e figo.
Se fossi una ragazza me lo sbatterei al letto e me lo farei…
Ma che razza di discorsi sto facendo? Starò mica diventando finocchio?
« Ah sì… Vabbé scrivimelo tu allora… » Mormora sgranocchiando una patatina al mais e sfogliando una rivista di moda. -È anche un modello questo stronzo!-
Prendo la penna e comincio a scrivere: Dai-suke… 大介 e poi…?
« Qual era il tuo cognome? Qualcosa a che fare con est o Tokyo… »
« Higashi*… » Mormora cantilenando e ingoiando una patatina. (*Est XD)
Higashi… Com’era che si scriveva? Ah! Con gli stessi Kanji di Tokyo! 東! Giuusto!
« Ecco fatto! » Esclamo sorridendo e porgendogli il libro.
Subito dopo lo ricevo in testa.
« AHIA! CAZZO FAI?! Stronzo! » Mi lamento rispedendo al mittente il libro.
« Sei un ignorantone! Daisuke… Non è crostaceo! È aiuto! Vedi? » Prende la penna e scrive sul libro.
大輔.
« Ah sì? Ma che Kanji difficile! Da oggi sei Daichan allora! »
« Non allargarti troppo. » Mi guarda scocciato e ridandomi il libro in testa. « Inoltre stai ripetendo il 3° anno delle superiori, dovresti saperli bene i kanji… »
Sbuffo e metto le braccia conserte: Non è colpa mia ma in calligrafia sono proprio una schiappa.
« Comunque grazie per avermi scritto il nome… » Sussurra mettendo il libro in una cartella nera: È così ordinato, mamma mia!
… Aspetta. Mi ha ringraziato?
« Ma… Ma se ti ho imbrattato il libro di bianchetto… » Mormoro mordendomi le labbra e guardando in giro per la stanza trovando un punto di riferimento dove posare lo sguardo e cambiare argomento.
Lo vedo sorridere e in due secondi mi scaravento sul letto a pancia in giù.
« Sora…? » Mi chiede con un tono troppo docile per i miei gusti.
« Cazzo vuoi! Ho sonno! Buonanotte! » Sbraito senza muovere la mia testa nel cuscino.
Se l’avessi voltata, probabilmente il risultato sarebbe stato il mio faccione tutto rosso: sono diventato checca, evviva!!!
parappappà. /1st.