guarda giù, dumbass. ù_ù
2nd.
Buongiorno schifo di città, sono Sora e frequento di nuovo il 3° anno delle superiori: la mia giornata è semplice, prima di tutto mi sveglio e con un triplo Axel finisco a terra; tra le risate del mio coinquilino striscio verso il bagno e faccio la lite con mia cugina per usare la doccia; in seguito corro in cucina, ficco in bocca la prima cosa commestibile che mi capita tra le mani e corro a scuola.
E qui vorrei parlarvi della mia scuola: la mia scuola è la “Akasei Kokou”, un bel complesso, tanti alberi da farti morire se sei allergico al polline e troppe attività extrascolastiche.
C’è una cosa strana: qui la disciplina non è una gran cosa, ma a quanto pare nessuno degli studenti si preoccupa del NON-studiare… chissà per quale motivo!
Questa scuola è una scuola mista, ma non è vero: le classi sono strutturate in femminili e maschili. Le femmine occupano le sezioni B, D, F, H; I maschi le sezioni A, C, E, G.
Ed io sono finito nella C, perché secondo loro sono abbastanza intelligente.
Secondo me non lo sono.
Comunque la cosa strana è il mio compagno di banco: Ryosuke Yamada -e non Yamata come pensavo-. È carino, bravo, diligente e gentile.
Perché non è nella A? Molti dicono che per sua spontanea volontà non voleva andare troppo in alto, altri dicono che un professore della sezione A l’aveva molestato, altri ancora dicono che abbia una ragazza nella sezione B e non voleva esserle superiore, oppure che quelli della A gli stanno antipatico, eccetera.
Io non credo a nessuna di queste possibilità e sinceramente non me ne sbatte un cazzo.
Ma se devo dire la mia credo che sia stato intelligente: un giorno ficcai il naso nella prima sezione e notai l’alto tasso di figlio-di-papà. Chiunque impazzirebbe appresso a quella classe.
Ryosuke è con me nel club di calcio ma visto che non è bravo a correre hanno deciso di farlo diventare un manager, ed io so bene perché mi ha convinto ad entrare: non gliene frega un cazzo del calcio, ma gli frega del capitano! È un ragazzo di nome Ryunosuke (tutti crostacei in questo posto!), frequenta il 2° anno ed ha diciassette anni. Non è bello e non so cosa ci trovi di tanto affascinante questa donnetta ma ogni volta che finiscono gli allenamenti, rimane a guardarlo allenarsi per ore, anche sotto la pioggia. Siccome ha già la testa occupata, non mi preoccupo di subire l’attacco gayoso da parte sua.
« Sora-kun, tieni l’asciugamano! Hai fatto un buon pass! » Esclama radioso il sopracitato gayoso mentre mi passa un asciugamano troppo candido e pulito. Gli altri ragazzi sono in estasi per lui, io invece sono un po’ disgustato e scocciato. Butto l’asciugamano per terra, lo raccolgo e me lo strofino sul collo.
« L’uomo deve avere addosso il sudore e lo sporco della fatica guadagnata. » Guardo lontano, sistemando il ciuffo fradicio di sudore che mi cadeva continuamente sulla fronte: Yamada scoppia a ridere e se ne va continuando a sghignazzare. Non se lo aspettava probabilmente, ma io sono speciale. Eh eh.
Guardo per un attimo Kamiki e lo vedo pensieroso ed un pochino perso nel suo mondo: mi avvicino dietro di lui a passo felpato.
« Bù »
Lancia un urlo e salta in aria, poi si accorge che sono io e si calma. « HOKUTO-SENPAI! INSOMMA! » Protesta toccandosi il petto, spaventato e rialzandosi da terra.
« Sei tu che sbavavi dietro il sedere di Ryosuke, mica io. » Pronuncio tranquillo, ma subito dopo la sua mano si scaraventa sulla mia bocca, provando a tappare quello che avevo appena detto.
Sento un brusio e mi rendo conto di aver detto quelle parole con la cautela di un elefante in tutù.
« Vieni con me… » Mormoro serio prendendogli il polso e tirandolo a passo andante verso i rubinetti dell’acqua dietro il campo da calcio, mentre lo sguardo di Ryosuke si concentrava su di noi.
« Benissimo, ora potremo parlare senza brusii o commenti fastidiosi intorno! » Esclamo sedendomi sul lavandino e muovendo una mano verso Kamiki, mentre lui mi guarda stritolandosi le mani.
« Hokuto-senpai… Tu stai insieme a Yamada-kun? » Guarda il pavimento con gli occhi lucidi continuando a stritolarsi le mani.
« Ti do l’impressione di provarci con il tuo culetto sculettante per caso? » Sbuffo, spaccando il rubinetto dell’acqua con un calcio e dirigendo il getto d’acqua verso di lui. Questi rubinetti sono di cartapesta.
« M…Ma!! Senp… » Kamiki protesta, provando a riparasi da quel getto ghiacciato, spruzzato nella sua direzione.
« Se non ti muovi, il tuo bel Ryosuke verrà divorato da qualche altro essere che non sarà il tuo Senpai, ma qualcun altro ancora. Quindi muoviti, perché la pazienza di Yamada ha un tot di tempo: Non dico di andare da lui ora e sbatterlo al muro per pomiciarci ma dico che magari potresti dedicargli più attenzioni, uscirci insieme e guadagnare tempo~ Potreste anche allegramente distruggere un conbini nel cuore della notte in groppa a delle moto a 4 tempi… Ah ma fate come volete insomma, basta pure una biblioteca. Insomma, svegliati o te lo rubano! Quello là ti sbava addosso come una lumaca! Da secoli! È possibile che tu non te ne sia mai. »
Lo guardo e noto che è in fase spazio profondo: sarà arrivato a “sbatterlo al muro per pomiciarci” ma vabbé… basta che si decida! Si vede ad una distanza di 20 km che muoiono dalla voglia di fottersi.
« Va… Va bene… » Mormora confuso, provando a dare senso a quella carrellata di parole ricevute. Non se lo aspettava eh?
« Benissimo! Ora me ne vado, ma sappi che mi sei debitore~ » Fuggo negli spogliatoi, mentre lui comincia a camminare senza meta e guardando in alto.
Mi sembra di esser stato utile per la felicità di qualcuno, come mi fa sentire bene ed appagato! Uh uh uh! (E Yamada mi deve un favore!)
Spalanco la porta di casa e lancio le All Stars all’entrata, mentre con un’eleganza senza limiti mi dirigo in camera pensando al letto.
« Ehi Cretino! Sono tornato! » Esclamo sghignazzando, aprendo di scatto la porta.
Focalizzo la scena e lo vedo a petto nudo sul letto; sopra di lui un altro tipo, vestito però.
Chiudo la porta senza pensarci due volte. Che diavolo…?
Le mani sono incollate alla maniglia, sento il mio corpo tremare e lo stomaco bruciare in una maniera assurda: cosa diavolo mi sta prendendo?
Mi mordo le labbra mentre la mano si sta pian piano atrofizzando più stringo la maniglia.
Spalanco gli occhi sentendo la porta tirata da Daisuke e subito alzo lo sguardo verso di lui.
« So… »
« Vai tranquillo, continua a scopare in camera! Tanto… »
Mi mordo le labbra mentre lo guardo con tutta la rabbia che ho in corpo e corro giù per le scale, infilando le mie converse ai miei piedi in fretta, senza allacciarmi le scarpe.
« SORA! »
Volevo chiedergli tante cose: del tipo chi era quello, da quanto stavano insieme o cose così. Ma a me dopotutto che frega? Mica lui mi piace! Anzi! Lo odio da morire.
Allora perché non finisco più di piangere? Perché le lacrime continuano a scendere dai miei occhi?
Fanculo.
Calcio un sasso verso il fiume e poi lo guardo sparire all’orizzonte.
Spalanco gli occhi e mi dirigo correndo verso il fiume.
« So-chan non è ancora tornato… » Mormora Ame mentre mette il riso nella pentola a vapore.
« È ovvio mamma! Lo sai com’è fatto… Stai tranquilla che stanotte per dormire torna! » Esclama Hikari tranquilla, ingoiando una fettina di pesce.
Fuyuka guarda senza espressione Daisuke e nota il suo nervosismo: stava distruggendo la pallina di riso che aveva nella ciotola, come faceva Sora la prima sera.
« Daisuke, cos’hai? » Chiede senza cambiare espressione e guardandolo con i suoi grandi occhi neri.
Daisuke si volta subito verso di lei, tornato al pianeta terra. « Cosa…? Ah Ah! Fuyuka! È proprio vero! Questa zuppa è buonissima! » Avvicina una mano alla sua testa e le accarezza i capelli.
Fuyuka mormora qualcosa e Daisuke si blocca; poi lei scende dalla sedia e si dirige in camera.
Guarda che non mi freghi così facilmente…
È mezzanotte, sono ormai stanco di piangere e di restare fuori al freddo: sono tornato a casa.
Apro silenziosamente la finestra della mia camera, con l’intenzione di svegliarmi la mattina dopo prima di tutti e di uscire.
D’ora in poi farò così, perché non ho alcuna voglia di parlare o guardare Daisuke; Quelle cose poteva farle benissimo in un hotel, invece che in camera nostra!
Che stupido che sono stato… Questa storia non sarebbe mai potuta funzionare.
« Ehi. »
Una voce proveniente da dietro la finestra e poi i suoi occhi castani guardarmi fisso nel buio.
« Non dovresti stare a dormire? Anzi no, perché non vai dal tuo ragazzo? » Colgo l’occasione per sputargli qualcosa e scendo dalla finestra, dirigendomi verso il mio letto.
Mi sento scaraventato sul materasso e poi intravedo il suo sguardo arrabbiato e nervoso. Mi vuole picchiare? Che facesse pure.
« Tu non hai capito niente… »
« Non c’è niente da capire. »
« Perché non ascolti anche la mia versione dei fatti? »
« Che versione? La versione è unica, ed è la mia: ti stavi allegramente fottendo con un ragazzo, questo è tutto. A me non importa granché. »
« La smetti di fare il bambino capriccioso, per favore?»
« Scusa se sono un bambino capriccioso, ma mi da fastidio vedere queste cose al ritorno da scuola, sopratutto visto che condivido con te la camera. D’ora in poi farò così! Mi porterò anch’io le ragazze in camera per scopare! Tanto qua non c’è problema. »
« Che ne dici di metterti un cerotto in bocca e lasciarmi parlare? »
Non voglio sapere la verità. Non m’interessa saperla. « Non mi fa né caldo né freddo la tua versione dei fatti: è camera nostra e puoi farci tutto quello che vuoi… »
« Lo sai che ti stai contraddicendo? Di cosa hai paura? »
Io? Paura? Di chi? Di un frocio da quattro soldi come te? Mai!
« Di che? Non ho proprio paura di niente. »
No. Non posso negarlo: ho paura. Ho paura di sapere la verità.
« Vuoi levarti di dosso, grazie? » Mormoro, voltandomi verso la coperta e nascondendomi sul cuscino.
Lo sento: piano piano si allontana e scende dal letto. Poi sale sul suo e si sistema.
« Buonanotte… » Sussurra, con un tono un po’ amareggiato ed arrabbiato.
Non rispondo, se aprissi bocca, tradirei le mie lacrime e non ho alcuna intenzione di avere la pietà di qualcuno… Perché non mi decido? Perché sono incoerente?
Vorrei sapere la verità, ma vorrei anche non saperla.
Vorrei stare con lui, ma vorrei anche andarmene.
Vorrei ridere di gusto e prenderlo in giro, ma dai miei occhi escono solo lacrime e dalla mia gola singhiozzi.
Che fine ho fatto.
La mattina dopo non mi feci trovare dalla zia: mi svegliai alle 6:30 e presi il primo autobus per la scuola.
Non volevo più essere partecipe di quella famiglia ma comunque dovevo tornare la sera per dormire.
Ho diciotto anni, so badare a me stesso. Non ho bisogno di nessuna balia. L’affitto lo pago e questo deve interessare, poi stop.
« Buongiorno Sora-kun! » Esclama raggiante Ryosuke, scommetto che ieri Kamiki si è fatto avanti e gli ha chiesto cose noiose tipo di andare in biblioteca.
Beato lui che non ha niente da pensare, sembra così spensierato e felice in questo momento.
« Ma cosa ti è successo? Hai gli occhi gonfi e due occhiaie enormi… » Mi chiede cambiando espressione appena visto il mio viso.
« Dormito poco stanotte… » Mi strofino gli occhi e lo guardo. « Non credo che oggi entro… »
Ryosuke mi guarda perplesso e poi mi prende il braccio. « Ci sono! Ti farò compagnia! »
« Yamada Ryosuke il ragazzo più intelligente della scuola, la marina per far compagnia al suo compagno di classe Hokuto Sora? Roba che domani nevica… Non perdere tempo prezioso con me. Oggi stanno gli allenamenti e il tuo Kamiki ti vorrà vedere a tutti i costi… »
Con la coda dell’occhio vedo il suo viso rosso. Chissà se prima o poi questi due avranno dei risvolti significativi o si limiteranno alla bibleoteca.
« Pe… Però fammi sapere eh… Tieni il mio numero, così potremo sentirci… » Mi porge un foglietto di carta con scritta una sequenza di numeri casuale.
« Grazie… » Gli rivolgo una smorfia e cammino dondolando alla ricerca del primo scivolo dove infilarmi per tirare un pisolino.
Apro gli occhi grazie al Vibracall del telefono: una chiamata o un sms? Tiro fuori il telefonino e vedo la scritta “1 sms ricevuto da Ryosuke Yamada”
Sbatto gli occhi e lancio uno sbadiglio lungo, prima di leggere il contenuto dell’sms.
“Caro Sora, come stai? ^^*
Stai dormendo? ><;
Prima è venuto un ragazzo in classe e ti stava cercando… ºДº
Si può sapere cosa sta succedendo? -へ-”
Sbatto le palpebre e rileggo l’sms. « Un ragazzo in classe? »
Mah…?
Chi potrà mai essere?
Ryosuke, la prossima volta che invii sms del genere, sii più esauriente.
La notte aprii la finestra della camera e vidi nella penombra la schiena di Daisuke ed i suoi capelli: dormiva. Meglio per me.
Scesi dalla finestra più cautamente possibile e m’infilai nel mio letto, senza fare storie. Ma quella situazione doveva finire presto, non poteva continuare così.
“Questa situazione deve finire presto…”
Quella mattina mi svegliai verso le 6:00 e lentamente andai in bagno per lavarmi, tornai e per ‘14 ero già pronto.
Il mio sguardo si concentrò sul volto di Daisuke e senza rendermene conto mi avvicinai a lui… Lo guardai per un po’ e gli diedi un calcio.
Lui si svegliò disturbato e mi guardò stranito.
« Che cazz…?! »
« Te lo meriti. » Bofonchiai arrabbiato e poi scappai via, dalla finestra. Come sempre.
Se mi fossi voltato, avrei visto Daisuke disperarsi sul letto.
« Hokuto-kun, giusto? » Mi sorride un ragazzo dai capelli neri e una brutta faccia -secondo i miei gusti-. Ha gli occhi a punta e dei fondi di bottiglia che gli cadono sul naso.
Sbatto gli occhi e mi gratto il naso, mentre Ryosuke mi tira freneticamente la maglietta bisbigliando a mitraglietta un “È lui! È lui!”.
« Se non ti ricordi di me… Beh ci siamo visti a casa di Higashi-senpai… »
Higashi-senpai…?
Ah.
L’antipatico cretino frocio.
« Oh! Ho capito! Sei quello che si stava fottendo con lui… » Mormoro annoiato infilandomi un dito in un orecchio mentre Ryosuke mi guarda sconcertato.
Non l’avevo riconosciuto: sarà che quella volta non portava quei fondi da bottiglia sul naso…
« No… Non hai capito! Anzi ti stai sbagliando… » Vedo questo tipo implorarmi e scuotendo continuamente la testa: alzo un sopracciglio scettico e volto la testa verso Ryosuke.
« YamaYama, che ne è stato del tuo appuntamento con Kamiki? » Lo guardo e gli sorrido maliziosamente: lui come risposta fugge ed io ritorno al tipo che avevo di fronte.
« Su, spara. Sappi che sono molto soggettivo ed irascibile. » Gli sorrido e una vena di nervosismo appare sulla mia fronte.
« Beh… Tra me e il senpai non c’è niente… Lui è solo un mio senpai che mi aiuta a studiare, perché vorrei accedere alla sua stessa Daigaku… »
« Certo, e pensi che entrare in una Daigaku sia stare a petto nudo su un letto? » Lo guardo effettivamente irritato, mentre lui indietreggia spaventato.
« No… Devi sapere che a me piace molto il senpai… » Mormora imbarazzato guardando tranquillo la finestra. Mi sta facendo seriamente incazzare.
« Ah? E quindi? State insieme? » Guardo in alto annoiato, dondolando la testa e facendo una smorfia.
« No… L’altra volta gli sono saltato addosso perché gli avevo macchiato di tè la t-shirt ed era troppo figo~ » Mi sorride malizioso mentre io lo guardo notevolmente scocciato.
« E…? Che vuoi che mi freghi? » Gli sputo in faccia, picchiettando la finestra.
« Il senpai appena ti ha visto si è precipitato da te… Lui non fa mai così, fuorché qualcuno non gli interessi particolarmente… »
« Non afferro, caro. Mangiato rosa stamattina? » Mi gratto il naso e mi accorgo che fuori sta cominciando a piovere.
« Il senpai è sicuramente innamorato di te, Hokuto-kun… » Afferma il ragazzotto alzando le spalle e guardandomi stupito.
« … » Non rispondo e per un attimo penso a molte cose.
A parte che non è una bella cosa sentirsi che il proprio coinquilino è innamorato di te, ma ci sono molti indizi che confermano questa tesi… …
Sto per prendermi a pugni.
« Quando sei andato via, lui è uscito correndo a cercarti… Ma poi è tornato sconsolato ed ha detto di non vederci più per ripetere insieme… »
Questa volta il mio pugno parte davvero, ma colpisce la finestra che si rompe: il rumore sordo ha attirato un po’ di gente e presto si radunerà qui un paio di persone.
« Non m’interessa, hai capito? » Sussurro a testa bassa, infilando le mani nelle tasche del pantalone e allontanandomi nel corridoio, mentre il tipo guarda sconcertato la finestra e cresce un brusio fastidioso.
Mi seccava tornare ma non avevo altra scelta: a casa della zia c’era il kit di pronto soccorso e non avrei incontrato nessuno visto che era mattina.
Le mie cugine erano a scuola, Takeshi e lo Zio erano a lavoro e la Zia molto probabilmente era andata a trovare le sue amiche e non sarebbe tornata prima di pranzo.
Apro la porta e mi abbandono all’ingresso, stanco morto: sono fradicio di pioggia, la mano sanguina da un po’ e ho fame.
Sento dei passi e davanti ai miei occhi vedo due calzini neri… Di scatto mi alzo sulle ginocchia e incontro lo sguardo sorpreso di Daisuke.
« Che diavolo ci fai qui…? » Chiede sconvolto facendo cadere a terra una rivista che aveva in mano.
Ecco l’ultima persona che avrei voluto incontrare. « È anche casa mia, sai… »
« Non dovresti essere a scuola? » Mi chiede, sfiorandomi i capelli bagnati; Scosto la testa abbassandola.
« Che ti frega… » Gli sposto la mano dalla mia testa con la destra, ma lui la prende e mi rialza in piedi con forza.
« Sei ferito… » Sussurra in modo caldo, tirandomi in bagno: senza fare storie lo seguo.
« Ma che hai combinato?! » Mi chiede sbuffando e finendo di medicare la mia mano.
« … » Non rispondo, non ho la più pallida idea di cosa dire se non qualche insulto ho altro: devo davvero fidarmi di quel quattrocchi?
Lui… Io… Gli piaccio?
NO! Impossibile!
« Ti sei mangiato la lingua per caso? » Mi prende il mento e mi guarda negli occhi; Forse sono arrossito o forse no, ma comunque sposto la testa liberandomi dalla sua presa e guardo interessato il muro.
« Cazzi miei… Non mi va di parlare… » Ecco, possibile che non riesco a fare altro che dirgli cose scortesi nei suoi confronti?
« … Ho capito… È successo qualcosa a scuola… Con chi hai fatto a botte…? »
« Veramente ho spaccato una finestra… » Abbasso il viso guardando la medicazione, sento un pizzico di dolore nella mano ma riesco a sopportarlo.
« E perché hai fatto qualcosa del genere? » Mi chiede come se fosse la cosa più normale del mondo: la mia reazione è stata quella di uno psicopatico autolesionista!
Sbuffo e metto le mani nuovamente in tasca. « Quel quattrocchi è venuto in classe mia e si è messo a fare il sentimentale… » Guardo il soffitto e incrocio le gambe, mentre Daisuke mi guardava confuso.
« E…? » Mi chiede guardandomi e abbozzando un sorriso leggermente divertito da quella situazione.
Io lo guardo scocciato e mi volto. « Non posso dirtelo, è troppo da froci… »
« Sei sempre il solito. » Sbuffa alzando le spalle ed accarezzandomi la testa.
Ancora? Ma ci tiene tanto a farmi passare per un idiota?
« Scusami… E posso dirti soltanto questo… » Sussurro sperando che non mi abbia sentito: alzo la testa e mi accorgo che però ha sentito, anche troppo bene.
Mi ha sorriso, è davvero carino quando lo fa… Sembra un angelo.
Certo però che non lo capisco.
Ma io non capisco mai niente, lo dicono tutti.
Non riesco a capire nemmeno quello che mi passa in questo momento per la testa.
Starò impazzendo? Sarà suggestione di quello che mi ha detto fondo di bottiglia?
Senz’altro è per quello.
taratattatà. /2nd.