SalveH. °_° guardate giù. madonna. XD *no voglia*
4rd.
Non lo so ancora come, ma mi ritrovo a fare conti dietro una scrivania: sarò masochista? Ho sempre odiato i numeri, insieme al wasabi è il mio nemico numero uno.
« Hokutochi~ Buongiorno! » Mi sorride Takaki, spuntandomi da dietro le spalle ed attaccandosi alla mia guancia in modo molto gay e fastidioso.
« Presidente, ce l’ha un po’ di contegno? » Spingo la gomma del mio portamina, facendo uscire la mina per scrivere il conto totale della gita tenutasi a gennaio.
« Sochan, sei così diligente! Complimenti~ » Ride e va a parlare con Kota: mi chiedo chi sia stato così scemo da eleggere un tizio del genere… Non saranno state le ragazze a fare un complotto?
Guardo l’orologio: sono le 16:22, a quest’ora Ryosuke e Kamiki staranno sicuramente pomiciando negli spogliatoi. Le partite iniziano ad e mezza, ma per fortuna io non posso partecipare. Sono la riserva.
Caccio uno sbadiglio, mi aggiusto gli occhiali sul naso -finti: Takaki ha detto che per fare il contabile devo avere per forza gli occhiali- e continuo a scrivere, battendo di tanto in tanto qualche calcolo sulla calcolatrice.
Verso le 16:40, Kota corre via dalla sala… E tutti sanno perfettamente dove sta andando: dal suo libraio preferito.
Termino di fare gli ultimi conti e una volta finiti, mi ritrovo da solo in stanza con Arioka. Non ha aperto bocca fin da quando sono arrivato… È un tipo abbastanza taciturno e riservato… Due palle.
« Ehi, ho finito… Me ne torno a casa. » Mi alzo, sgranchiendomi la schiena e guardandolo aspettando un suo cenno… Semmai fosse sveglio.
Senza guardarmi, continua a battere sulla calcolatrice. « Vai… Grazie per l’aiuto che dai, altrimenti saremmo tutti frecati. »
Mi cadono gli occhiali dal naso, non mi aspettavo che mi rispondesse. Li sfilo, li aggiusto e li poso sul tavolo. « Allora… A domani…. »
« A domani. »
Mi volto, prendo la cartella, esco dalla stanza e comincio a correre per il corridoio. Non potevo assolutamente perdere l’autobus delle 17:25, questa volta era il mio turno quello di aiutare la zia in cucina.
Appena metto il naso fuori, sento che la temperatura si è notevolmente abbassata. Quanto odio ’sto tempo.
Salve a tutti, il mio nome è Masuda Kintaro, sono un segretario del consiglio studentesco. Vivo a casa di mia zia paterna, perché la mia famiglia si trova ad Okinawa…
Come ogni Lunedì pomeriggio sono sgattaiolato in palestra e sto fissando la partita di pallavolo, di nascosto attaccato dietro la porta d’ingresso.
E volete sapere il perché? Perché mi sono invaghito del coach: Yamashita Shoon.
Quando ho conosciuto Yamashita-kun, io ero ancora al mio primo anno in questa scuola… M’iscrissi al corso di pallavolo perché pensavo fosse divertente.
Oddio, sì che lo era… Ma all’epoca non sapevo un cavolo di schiacciate o battute… Infatti fu il senpai a insegnarmi tutto.
Con i suoi sorrisi, le sue mani forti e gli occhi che gli brillavano mentre guardava quel pallone.
Lo ammetto, qualche volta sono stato geloso della sua passione… Ma alla fine dovevo essere contento delle sue ambizioni.
Quest’anno è stato convocato come Coach della squadra di pallavolo e nella sua serietà noto che è una cosa a cui ci tiene un sacco.
Maledizione! Quanto vorrei essere una palla!
« Oh..? Kintaro? » Sento una voce provenire dalle mie spalle. Ecco materializzato davanti ai miei occhi l’oggetto dei miei pensieri: Shoon Yamashita.
Faccio un salto all’indietro, mentre il cuore comincia a battere forte comincio a spiccare parola. « Yamashita-senpai… C… Ciao. »
Si può essere più cretini? NO! Ovvio! Ma quando vedo il senpai, il mio cuore impazzisce. I suoi occhi profondi, le sue labbra rosse, il sudore che scende sul suo collo…
Ah! Che bel collo che ha! Vorrei poterci morire sopra.
« Che sorpresa! Non è solito trovarci in palestra a quest’ora! Che ci facevi qui? » Sorride, accarezzandomi la testa e stringendo con un braccio un pallone.
Volevo vederti, ecco cosa ci faccio qui. « Facevo un giro… Mi annoiavo…» Sigh.. Sempre appresso ad un pallone da pallavolo. Che diavolo!
« Andiamo a fare un giretto? Così mi racconti un po’ di questi due anni. »
Effettivamente non ci vediamo da almeno due anni… Anzi, non ci parliamo… Perché di vederlo, lo faccio sempre… Ogni volta che gioca, che spiega agli altri come fare una battuta o altro.
Ma sono un illuso a pensare che abbia un debole per me, sarò stato un semplicissimo kohai imbranato per lui. Quando mi prendeva le mani, quando mi sorrideva e mi mormorava che gesti compiere…
Ecco, è stato così che mi ha fatto innamorare… Ma io non credo di aver fatto altrettanto. Ero 0% Sexy.
Quest’anno è la mia occasione! Assolutamente! Devo conquistarlo! Ho il fuoco negli occhi e sono super motivato!
Perfino un mascellone come Yabu ha fatto breccia nel cuore di quel ghiacciolo del libraio!
« Non sei cambiato molto… » Mi sorride il senpai, fissandomi. « Sei solo più… Grande… Ma sei sempre lo stesso. » Soffoca una risatina e guarda davanti.
Continuo a camminare anche io, ma guardo i tratti del suo viso. Ora che lo vedo meglio, pure lui sembra più maturo… O sarà l’effetto di non vederlo in divisa?
« Anche tu sei cambiato, Senpai… » Mormoro abbassando improvvisamente la testa e fissando il terreno della palestra all’aperto.
Sento un brivido di freddo ed improvvisamente starnutisco: sono scemo ma ho messo la divisa a mezze maniche stamattina… Non mi sono ricordato che da oggi si metteva quella pesante.
Sbatto gli occhi e mi ritrovo il giubbotto del senpai sulle mie spalle; Alzo il viso e lo guardo negli occhi, mentre si aggiusta la maglietta.
« Ho un’altra maglietta sotto, stai tranquillo… » Sorride e si tira giù la maglietta.
Guardo la giacca ed annuisco, stringendo le dita nel tessuto e stringendomi per bene: È così calda… Sento anche il suo profumo… Chissà qual è.
Una fragranza dolce ma forte allo stesso tempo… Non è cambiato molto in questi due anni effettivamente…
Posso illudermi un pochino? Che abbia almeno un po’ più di attenzioni nei miei confronti rispetto agli altri…
Posso, vero?
Dopo cena comincio a sfogliare il giornale dello zio in camera. Sono senza soldi, che merda! Sì oddio, li ho per pagare altri cinque mesi d’affitto, ma poi?
Sarebbe ora di trovarsi un bel lavoretto e che frutti un po’: finalmente ho diciotto anni quindi dovrei avere un lavoro ben pagato e non in nero.
Sospiro e lancio via il giornale, dopo averlo setacciato da cima a fondo… Non c’è nemmeno uno straccio di lavoro! Sarà la crisi?
« Cerchi lavoro? » Vedo mia cugina sorridere ed avanzare verso di me. « Un mio amico cerca un aiuto al ristorante, non è che puoi dargli una mano? » Continua a sorridermi.
« Che locale è? » Alzo lo sguardo ed inarco un sopracciglio, prima di buttarmi in qualcosa voglio la certezza che sotto ci sia un materasso… L’ultima volta che accettai un lavoro su due piedi, stavo per essere stuprato.
« Uno dove si fa il curry! Magari potresti aiutarlo anche tu~! Non ci vuole assolutamente niente… La paga è anche ottima! »
Troppo perfetto, nasconde qualcosa.
« Domani alle 18 mi presenterò, basta che mi dai la via. »
In quel momento, la porta si aprì e vidi Daisuke l’antipatico, entrare in università-style. Ma è roba tornare così tardi? Chissà dov’è andato.
Mia cugina lo saluta e poi se la svigna, facendomi l’occhiolino. Rimango stizzito, ma poi mi stendo per terra.
« Il pavimento è freddo. » Mi guarda e mi tocca il fianco con un piede; Mi volto e mi gratto la testa.
« Ho caldo. Capita, no? »
« Non con fuori a 10°. Domani potrebbe piovere. » Scrolla la testa e poi posa la cartella sul letto, sbuffando.
Rotolo e poi mi alzo, fissandolo. « Sei stato fino a quest’ora all’università? » Lo guardo fisso, grattandomi un orecchio e sbadigliando rumorosamente. Fa una faccia stizzita e poi chiude gli occhi.
« Che ti frega. »
Mi ha reso pan per focaccia questo qua.
« Sono andato a casa di un mio amico. »
Una vena di nervosismo mi appare sulla fronte e lo stomaco mi avverte che vuole una citrosodina. « Certo, conoscendoti so bene che hai fatto. »
Mi guarda leggermente incazzato e mi sputacchia contro: « Non sono un puttaniere. »
Abbasso la testa e improvvisamente mi accorgo di aver fatto la figura dell’idiota.
« Buonanotte » Mormoro voltandomi e tirandomi la coperta sopra.
« TI PREGO, HOKUTO-KUN! » Di prima mattina mi vedo Kintaro Masuda sdraiato sul mio banco, implorandomi a mani giunte.
Che cosa diavolo vuole ora? « Cosa c’è. » Lo guardo patteggiandogli la testa, mentre un brusio fastidioso di ragazze brulica fuori la porta.
« Mi devi aiutare! Ho saputo che è stato grazie a te se Ryosuke e Kamiki si sono messi insieme, così volevo sapere se potevi aiutarmi a conquistare Yamashita-senpai -il coach di pallavolo-! Cioè sono innamorato di lui fin dal 1° anno di superiori ed ora che è tornato ho finalmente la mia occasione per dichiararmi e visto che tu sei come cupido volevo sapere se potevi aiutarmi a conquistarlo! Ti prego! Aiutami! »
Che MITRAGLIETTA. Inarco un sopracciglio scandalizzato. « IN CHE SENSO CHE SONO CUPIDO?! » Poi guardo la sua faccia e sospiro. Ma che vogliono da me in questa scuola?! Sono pazzi, l’ho già detto.
Comunque non è stato grazie a me che quei due si sono messi insieme, non ho fatto niente di speciale…
Però sembra divertente.
« E va bene… » Sospiro dondolando la testa, mentre il tipino mi prende le mani e mi ringrazia. Ci deve tenere proprio tanto a sto senpai.
Aspe, ma è il coach di pallavolo? Ma come fa?! Il preside di questa scuola è proprio cretino.
Starnutisco rumorosamente mentre aggiusto i fogli sulla scrivania. Intanto Kazuya, l’uomo della mia vita~, entra nella sala con dei libroni in mano.
« Ti sei preso un raffreddore? » Si volta verso di me, impacciatamente. Scuoto la testa negando, poso la penna sul tavolo e mi stiracchio sulla mia poltrona.
Salve a tutti, sono Jin Akanishi: Il preside di questa scuola. Mio padre era troppo impegnato e non gliene fregava una beata mazza di questo, così è passato in mano mia~
« Ecco qui, signor preside~ Questi sono i fascicoli che mi ha chiesto… » Mi sorride e mi poggia la pila di libri sulla scrivania. Sbatto gli occhi stupito e lo guardo.
« Stai scherzando, amore? » La mia espressione beota e scandalizzata lo fa scoppiare a ridere: poi mi prende il viso e mi schiocca un bacio sul naso.
Alzo il viso ed imprigiono le sue labbra, mentre lui si siede sulle mie gambe. « Sei ancora impegnato? » Mormoro accarezzandogli il viso.
Lui scuote la testa ed alza gli occhi verso il soffitto. « Naa… Stanno tutti lavorando e nessuno verrebbe a disturbarci~ » I suoi occhi si posano sui miei e mi sorride nuovamente.
« Nah, che amore~ L’hai fatto apposta~? » Avvicino le labbra sul suo collo e con la lingua sento il suo sapore~ Ovvero il sapone di casa mia. Ma dettagli, su di lui è sempre buono.
Sento che mormora qualcosa tipo un “mmhfdlkk” così poggio il mento sulla sua clavicola e alzo gli occhi verso di lui. « Cosa c’è? » Gli chiedo, accarezzandogli i fianchi.
Mi guarda con una smorfia leggermente beota. « Si è attivato il radar “Figlioletti”. Qualcuno dei nostri si vuole dichiarare e sta attuando un piano. »
Aggrotto le sopracciglia. « Vabbé, ci pensiamo dopo. » Gli sorrido e riprendo da dove mi ero interrotto.
Hokuto-kun, il cupido della 3-C, mi sta aiutando per conquistare il mio senpai -ora coach della squadra di pallavolo-, Shoon Yamashita.
Non so precisamente come fare, però mi ha detto di fare così… Quindi devo fidarmi di lui.
« Un bell’attacco diretto! » Esclamò Hokuto-kun sorridendo e puntando un dito in alto.
Eravamo nella sua classe, solo io e lui… Dopo le lezioni. Stavamo discutendo su come far cadere il senpai ai miei piedi.
Ma che significava un attacco diretto?
« Cioè? » Chiesi ingenuamente, mentre lui rideva tra se e sé.
« Significa che tu devi andare in palestra e… »
Aspettare che tutti se ne vadano, prenderlo con le spalle al muro e baciarlo! Ottima idea!
Macché. Non ce la farò mai.
Che razza di consiglio è?!
« Senpai, che fai?~ » Mi avvicino a lui e gli sorrido, mentre stava scrivendo qualcosa sul registro.
« Segno i punti della partita di ieri… … KINTARO! Ma che ci fai qui? »
Gli sorrido con nonchalanche e mi siedo accanto a lui. « Com’è andata? »
« 42 a 31, per noi ovviamente. » Sorride guardando il registro, pronunciando quel noi con un pizzico di vanto. Ma non fa altro che pensare alla pallavolo?
Chissà cos’altro gli piace…
« Senpai, a te piace un sacco la pallavolo… »
Annuisce, intravedo i suoi occhi brillare. « Sì, la amo! » Scrive qualcos’altro nel registro.
Che palle.
« Ehh… Me lo sarei proprio aspettato… » Faccio un sorrisino forzato e intanto mi stritolo i palmi con le unghie. Sono masochista? Che razza di domande gli faccio?
Comunque è da scemi essere gelosi di uno sport.
« A te cosa piace, Kintaro? » Mi guarda sorridendo, con i suoi occhi bellissimi, poggiando la guancia sul palmo e il gomito sul tavolo.
Siamo in palestra, io e lui da soli. Le porte sono tutte chiuse all’interno e le luci del tramonto hanno reso la palestra di un colorito arancione.
Guardo la rete da pallavolo e senza pensarci gli rispondo sussurrando timidamente. « Il senpai… »
Cambio un attimo direzione dello sguardo e lo vedo tutto rosso in viso. MIO DIO! Cosa ho fatto?! Che cazzo ho detto?! Mi sono ubriacato?!
« AH!! S.. Scusa! Scusami! Ahahahah! Eh… » Mi zittisco imbarazzato, fissandomi le mie adorate ginocchia da calciatore: perché non sono sexy come Kamenashi? Lui sì che ha delle belle gambe. Infatti ha conquistato il nostro preside anche grazie a quelle. Beato lui che è così magro. Io sono tozzo e scuro di pelle… Per niente carino.
« Kintaro… Io ti piaccio? »
Sento il volto in fiamme, ma annuisco.
« Anche se siamo due uomini? »
Continuo ad annuire, senza alzare la testa. Credo di sapere già la sua risposta: mi pizzica il naso. Sto per piangere.
« Pensavo di essere l’unico innamorato dei due… » Sento la sua mano sul mio mento e poi con un gesto delicato alza il mio viso verso il suo. Lui continua a sorridere.
Vedo lo stesso brillare nei suoi occhi, quando gioca a pallavolo. Può essere…?
« Non te ne sei mai accorto? Il modo in cui mi concentravo su di te… Quando ti aiutavo a fare un passaggio, quando hai rischiato di essere bocciato e ti ho aiutato nei compiti, quando ti sei fatto male al ginocchio e ti ho preso in braccio portandoti in infermeria, quando mi sorridevi ogni volta che facevamo punto… Ogni piccola cosa ha solamente alimentato… »
Sto piangendo? Ok, la maggiorparte delle cose che ha detto le ho dimenticate… Non pretendetevi chissà cosa da me. Ho una memoria vacillante ma… CAVOLO! Lui ricorda proprio tutto.
Che sto pensando…? Sento le guance umide: credo di essere scoppiato a piangere.
Poi sento il mio viso schiacciato contro la sua spalla e le sue braccia calde stringermi le spalle; si sta benissimo. Il senpai è caldissimo.
« Ci sono due cose che mi piacciono nella mia vita… La Pallavolo e Tu… Ovviamente tu sei al primo posto… » Mi sorride, quel sorriso è rivolto a me… Quelle labbra sono per me…
Attacco diretto, eh, Hokuto-kun?
Circondo il suo collo con le mie braccia e poso le mie labbra sulle sue… Sono calde e sanno di salsa di soya. Sarà stato il suo pranzo a lasciargli un bocca questo sapore?
Buono…
Ah come sono sexy quando faccio così~~
Paga ottima, luogo decente e cibo squisito. Un problema: perché diavolo siamo in due?!
Cioè, IO E IL GESTORE! Ecco. Sgobberò come un matto. Che due coglioni al quadrato.
Il locale è abbastanza illuminato e ordinato: c’è un bancone con tante sedie attorno, nel locale ci sono vari tavoli, ma il locale non supera i 12 tatami.
Non è difficile il lavoro, basta prendere un piatto, metterci dentro il riso bianco e mettere il curry con un mestolo accanto.
Semplice, no? Per 30′000 yen a settimana è più che ottimo… Sopratutto se sei un liceale.
‘Sticazzi~! Rivoglio le mie sigarette!
Il capo si chiama Hayashi George. Quest’uomo è giapponese fino alle ossa. Non so quale diavolo sia il suo nome vero, ma non importa. Basta che mi paga, no?
« Ottimo, Sora-chi! Stasera sei stato bravo! » Mi sorride, contando la cassa, e maneggiando con la calcolatrice. Io sto pulendo i tavoli con una pezza: oggi sono venuti dei marmocchi ed hanno combinato un casino.
« Normale… » Guardo il panno e sospiro, gettandolo nel lavandino e strizzandolo sotto l’acqua.
Chiudiamo il locale per mezzanotte e mezza. George (pff…) mi accompagna in macchina fino a casa e poi una volta scaricatomi a terra, parte a tutta birra verso la complanare.
Caccio fuori uno sbadiglio e infilo la chiave nella toppa, entrando lentamente e facendo il meno rumore possibile.
Giorni feriale: Lunedì e Giovedì. Ore: 19:00~23:30.
Entro in camera e vedo l’antipatico squadrarmi molto male. « Anche oggi sei tornato tardi, ma dove vai? » Sta sul letto, sopra le coperte che mi fissa.
Lo guardo e gli sbuffo. « A lavorare. » Mi siedo sul letto, alzo il cuscino e prendo il pigiama. Ma perché devo pure giustificarmi?
« E a casa non si sta, eh. » Si copre con le coperte e si volta verso il muro.
Sbuffo e mi sfilo i jeans. Sarà dura conciliare gli studi con il lavoro… E se mi bocciano pure quest’anno?
… Che palle al cubo triplicato per quattro volte.
La matematica è il mio punto di forza a quanto pare.
« Hokuto-kun! Arigatou! » Kintaro mi salta al collo, mentre al consiglio studentesco provo a fare i compiti di storia. Che diavolo vuole questo?!
Ah. Il piano per conquistare il senpai.
« Com’è andata? » Gli chiedo ingenuamente, scoprendo di avere la risposta davanti agli occhi. Ha una faccia beota.
« Vi siete baciati, eh? » Faccio una smorfia che accende l’attenzione di Takaki su di noi.
« CHIIIIIII?! KINTARO STA CON SHOON?! GRANDE! – Gli prende il collo e gli scompiglia i capelli castani. – Oggi si festeggia!! » Continua a urlare, agitando con un braccio Kintaro e con l’altro vari biglietti per-qualcosa.
Sospiro. « Io passo… Oggi ho il lavoro e devo studiare… » Riprendo a fare gli esercizi di Storia. Che due coglioni al cubo.
« Ehh? Ma Sora! Senza di te non ci divertiamo! » Sbuffa Takaki, strapazzando Kintaro. Daiki si aggiusta gli occhiali e torna sui conti; Yuto dorme sulle gambe di Reon e Reon gli accarezza i capelli.
Cos…?
« E VOI DUE DA QUANTO STATE INSIEME?! » Esclamo sorpreso e un po’ scandalizzato da quella scena compresa così su due piedi. Vedo Yuto spalancare gli occhi e arrossire, mentre Reon sorride sornione.
« Tra poco facciamo 8 mesi~ Vero Yuto?~ » Reon gli accarezza i capelli neri e lui richiude gli occhi annuendo. Lui alza lo sguardo e mi sorride. « Devi capire, è stanco… Ieri sera siamo stati tutta la notte… »
Sbatto gli occhi. Complimenti. Sono davvero tutti pazzi e gay in questa scuola. Alzo le spalle e torno su quei cavoli di trattati.
« …a studiare Matematica~ Non è il tuo forte, eh Yuto?~ » Ridacchia Reon sistemando il ciuffo di Yuto dietro i capelli, mentre quest’ultimo dorme beato sulle gambe del suo adorato.
Sento la testa cadere sulla scrivania e Yabu sghignazzare di gusto.
Daiki si sfila gli occhiali e guarda il gruppo. « Volete stare zitti? C’è chi qui sta facendo dei calcoli e chi sta studiando. Non volete mica che Sora venga bocciato di nuovo, no? »
Gli occhi mi brillano mentre guardo tutti zittirsi. Riposo il mio sguardo su Daiki Arioka: Che uomo! È proprio il mio tipo!
salvee. / 4th.